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100. DESTINO

Enchanting Sinner

ANOTHER STORY ABOUT NARCISSA BLACK MALFOY,
CREATED FOR THE WRITING COMMUNITY FANFIC100_ITA



100° parte - Destino


 


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
003. Fine
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html


 


"Cresci, diventa sempre più bella e femminile, sposa un buon partito e partorisci figli purosangue. Non ti chiedo altro".
"Lo farò", annuì energicamente Narcissa, anche se non aveva idea di cosa aveva appena promesso.
"Brava. Ed ora sparisci, vai... Torna a giocare con le tue sorelle", le ordinò Cygnus, accompagnandola con una lieve spintarella verso la porta.
Narcissa trotterellò lungo il corridoio, piena di felicità perchè suo padre le aveva detto che era brava. Raggiunse di corsa il salottino, dove trovò le sue due sorelle: Andromeda era seduta su una panca e fissava imbronciata la nebbia che copriva tristemente il panorama oltre la finestra; Bellatrix, invece, era seduta sulla poltrona di cuoio al centro della stanza e aveva in mano un libro di maledizioni e fatture. "Cissy! Ma dove ti eri andata a cacciare?" chiese, non appena vide la sorellina minore entrare nella stanza.
Lei non rispose e si mise seduta a gambe incrociate sul pavimento, davanti a lei. "Cosa stai leggendo, Bella?"
"Studiavo un incantesimo per sfigurare i volti dei nemici", rispose la sorella maggiore, e sorrise nel vedere gli occhioni azzurri di Narcissa sgranarsi per la curiosità. "Interessante, vero? Te lo mostrerei, ma sono ancora minorenne e non posso fare magie fuori dalla scuola. Per fortuna presto andrò a Hogwarts". La sua voce era venata di eccitazione. "Tu, invece, hai ancora tanto tempo da aspettare, Cissy cara..."
"Ho già sette anni!" replicò Narcissa con ardore. Col suo nasino delicato e la sua piccola, graziosa bocca imbronciata  sembrava una bambola vivente, al contrario di Bellatrix che pareva già una giovane donna, suadente e misteriosa, tutta gambe e ciglia.
Andromeda distolse per un attimo lo sguardo dalla finestra e puntò i suoi grandi occhi color nocciola, profondi ed espressivi, verso la sorella più grande. "Ma che farai quando sarai a Hogwarts? Lancerai fatture a tutte le persone che ti daranno fastidio?"
"Può darsi", tagliò corto Bellatrix, guardando torva in direzione di Andromeda. "Io, al contrario di voi due, non voglio piacere a tutti".
"Io voglio piacere a tutti", assentì la piccola Narcissa, seria seria, e le sue parole fecero sbuffare Bellatrix.
"Certo, tu vuoi essere una vera signora. Io, invece, avrei preferito essere un maschio". Sospirò avvilita, togliendosi con un gesto stizzito un ricciolo di capelli dalla fronte.
"Anche nostro padre avrebbe preferito avere un maschio", commentò Andromeda, accigliandosi.
"Però che noia essere maschi!" esclamò Narcissa. "Niente bei vestiti... quei capelli orrendi... e dover parlare sempre di Quidditch e di politica..."
"A me piacerebbe tanto parlare di Quidditch e di politica", ribatté Bellatrix con veemenza. "Per prima cosa mi batterei per l'eliminazione dei Babbani dal mondo".
La piccola Narcissa strabuzzò gli occhi. "I Babbani sono troppi, non li si può eliminare tutti. Nostro padre lo dice sempre..."
"Dice che saranno loro a eliminare noi se non ci decidiamo a moltiplicarci", borbottò Andromeda, ripetendo quello che era diventato un tormentone per i suoi genitori. "Nostro padre vuole solo fare di noi delle donne noiose per darci in moglie a tizi noiosi. Vuole che impariamo a parlare un francese passabile, a fare incantesimi in modo passabile, a comportarci educatamente e a non dare troppi problemi". Tornò a guardare la nebbia con occhi tristi.
"A nostro padre non piacciono le donne che pensano troppo", aggiunse Bellatrix. "Ma noi gli dimostreremo che siamo più di semplici marionette manovrabili a suo piacimento".
Narcissa prese fiato e fece un gran sospiro. Poi disse, con la sua voce fioca da bambina: "Io non voglio fare arrabbiare nostro padre".
"Che vorresti dire?" domandò Bellatrix, sollevando un sopracciglio con sospetto. "Lo accontenterai? Ti sposerai con un purosangue e farai bambini purosangue?"
"Certo", rispose Narcissa, con le guance soffuse di rosa. Il suo volto era illuminato da una bellezza fiorente e precoce.
"Hai sette anni e già pensi a mettere al mondo dei mocciosi?" fece Bellatrix con sarcasmo. "A me i neonati non sono mai piaciuti. Non fanno che piangere e rigurgitare! Spero di non avere mai figli".
"Tu sei d'accordo con me, Andromeda?" chiese Narcissa, cercando con gli occhi quelli di sua sorella.
"Io non so ancora quello che voglio fare da grande", mormorò Andromeda, vaga. "Infondo, non saremo noi a decidere..." Nella penombra il suo profilo appariva immobile come quello di un manichino. "Il nostro destino è già stato scritto, solo che noi non lo sappiamo. Faremo quel che siamo destinate a fare, alla fine..."
"Io sono destinata a fare grandi cose, allora!" sbottò Bellatrix, con la sua solita espressione caparbia.
"E io sono destinata a... diventare sempre più bella e femminile, sposare un buon partito e partorire figli purosangue", disse Narcissa, ripetendo le parole che suo padre le aveva rivolto quella mattina.
Le labbra di Bellatrix si curvarono in un sorriso di scherno. "Non sai quello che dici, Cissy!" Poi scoppiò in una sonora risata.
Narcissa arricciò il nasino, indispettita, e diede le spalle alla sorella maggiore. "Lo vedrai", disse con tono di sfida. Chiuse gli occhi con sdegno, infastidita dalla risata sempre più forte di Bellatrix che la prendeva in giro.


E, quando Narcissa riaprì gli occhi, il presente l'aveva già richiamata a sé.
Il salottino era lo stesso dei suoi ricordi, ma le persone che lo riempivano erano diverse.
Lo stesso salottino... con lo stesso caminetto fuligginoso, la stessa poltrona di cuoio, le stesse enormi finestre ad arco sulla parete adiacente. Anche il ticchettio dell'orologio sulla mensola del camino era lo stesso, e sembrava marcare il passare del tempo in modo paziente, freddo, ineluttabile.
Gli anni trascorsi si dilatavano e si restringevano nella memoria di Narcissa come una fisarmonica. Le scene sbiadite dei suoi ricordi erano come tratte da una favola, tanto che lei non era certa di averle vissute davvero. Le succedeva spesso che quelle immagini della sua infanzia si riaffacciassero nella sua mente così, comparendo all'improvviso e scivolando subito via senza darle il tempo di afferrarle. Come quando si va a caccia di farfalle.
Si guardò attorno e avvertì tutto il calore del luogo in cui era nata e cresciuta. Il suo sguardo abbracciò tutte le persone presenti in quella stanza: il giovane Scorpius, intento a scartare i regali di Natale con speranzosa concentrazione; la giovane, bella Astoria, quasi splendente nel suo elegante abito color argento con una profonda scollatura a V sulla schiena; il suo adorato Draco, il figlio che si era preso una parte del suo cuore, l'angelo dagli occhi così chiari che parevano di vetro, il bambino capriccioso ch'era diventato un uomo meraviglioso; e poi c'era Lucius, seduto su una poltrona accanto al focolare, con la testa alta, le gambe accavallate, il profilo duro, fiero, severo, e ancora così tremendamente affascinante...
Lui intercettò lo sguardo di sua moglie, le sorrise lievemente, e Narcissa si sentì scaldare le guance e il cuore. Lo amava e lo avrebbe sempre amato con la stessa intensità. Un'intensità quasi dolorosa.
"Faremo quel che siamo destinate a fare, alla fine..." sussurrò ancora la dolce voce di Andromeda, nella sua mente. E Narcissa era contenta di ciò che aveva fatto e di ciò che aveva avuto. Il destino era stato beffardo, quasi crudele con lei, e l'aveva messa di fronte a molte difficoltà... ma lei non si era mai persa. Era inciampata durante il cammino, era caduta sulle ginocchia e si era fatta tanto male, ma poi si era sempre rialzata in piedi e aveva ricominciato a lottare. Aveva parato i colpi del destino con astuzia, con coraggio e, sì... anche con un pizzico di fortuna! Aveva superato mille ostacoli, aveva versato tante lacrime, aveva commesso alcuni errori, ma ce l'aveva fatta alla fine.
E si sentiva ancora bambina. La piccola Narcissa Black che sorrideva con arroganza alla vita.


 

THE END
 


 

 

** RINGRAZIAMENTI **

E così si conclude questa mia incredibile avventura.
Sono così tante le persone che devo ringraziare che spero vivamente di non dimenticare nessuno.
Grazie alla community Fanfic100_ita per avere portato in Italia la Big Damn Table, e in particolar modo grazie all'amministratrice fiorediloto che è sempre stata disponibile a rispondere alle mie stupide domande e perplessità sulla tabella. Grazie di cuore.
Grazie a EFP - Erika Fanfiction Page - che, nonostante qualche problema avuto con l'amministratrice, rimane per me il miglior sito di fanfiction italiane esistente in rete. Grazie anche perché tre delle mie storie ("Enchanting Sinner", "Narcissa Black e lo Specchio di Serpeverde" e "Paradise Lost") sono state aggiunte, non so come, fra le Storie Scelte del sito. Spero di avere meritato questo grande onore.
Grazie a mia sorella Federica (la mia Bellatrix) e mio fratello Simone (il mio Regulus), ma soprattutto grazie alla mia mamma che, con il suo coraggio, la sua grazia, la sua bellezza, è stata per me un'inesauribile fonte d'ispirazione quando ho dovuto parlare di Narcissa.
Grazie a Paolo per la sua pazienza, la sua comprensione, e per l'incrollabile fiducia che ha sempre avuto in me. Grazie amor mio, per tutte le volte che hai curato il mio *blocco dello scrittore*. Grazie di prenderti cura di me e grazie di avermi sopportata in tutti questi mesi nei quali, forse, ti ho trascurato per dedicarmi a questa storia. Rimedierò al tempo perduto.
Grazie a chi ha recensito con costanza questa storia, e parlo soprattutto di Persefone Fuxia, Azzusam, Alaide, Morgana85, Caillean, Poppi, Marty McGonagall, FieryRedHead, Miss Rainbow, Julia Weasley, Thiliol, Maria, MorganBlack, Buffy91, Shnusschen, Rose07, Ferao, Sissy88, Pervinca Potter, Lakrimosa, Malfoina89, Giusyangel, Foxina, LMP, Tonks17, Bellezza88, Irepa94, Meissa_S, Lars Black, Siahaya10, Aldo, CharmedAlis, Viktoria Van Helsing e Blackdragon.
In questi mesi ho imparato a conoscervi, ho aspettato con trepidazione i vostri commenti, vi ho sentiti vicini a me, e non mi vergogno di confessare che mi mancherete moltissimo. Non so chi siete, non ho mai visto i vostri volti, eppure siete entrati nel mio cuore. Sono stata estremamente fortunata ad avervi *virtualmente* al mio fianco. Senza i vostri continui incoraggiamenti questa storia non avrebbe mai visto la luce...
Grazie anche a chi  ha commentato con frequenza i primi capitoli della storia (Helenaxcore, Gingy, Ely93, Stellyna_P, Sach la pottermaniaca, Lyla Sly, Daphne_91, Elettra1991, Lorhen, May90, Danswife, Mary Matrix, Sophy_xx, Lady_2008, sorellinadolce, alemalfoy, eleblack, Fly Piton... dove siete finiti? Avete continuato a leggermi o non siete riusciti ad arrivare fino al 100° capitolo?)
Grazie anche a ReaderNotViewer, Marjane, Syra44, Ninfea_82, Maggie05081988, Kaos3003, ElleClamp, Raffuz,  GinevraLovesArmand,  Tinky Bell, Yum, IceWarrior, ForgottenSnow, Zoe1230, Nellie89, Helen Malfoy, Alicecullen, Gracetempest, ViolaBlack, Volitiva, Russian fanatic, Poison Emy, Puccalove, TartRuga, stellinainnamorata per le loro bellissime recensioni.

Grazie alle 212 persone che hanno aggiunto questa storia alle loro preferite. E Grazie anche a chi non ha mai recensito ma ha avuto il coraggio di leggere fino all'ultimo capitolo!
La mia speranza è che questa storia spinga altri autori a scrivere di Narcissa e della famiglia Malfoy. Secondo me rimangono dei personaggi sottovalutati, pieni di potenzialità per altre splendide storie... spero di poterne leggerne tante e di poterne scrivere delle altre. Magari un po' più corte di questa, però! :-p

Con affetto,
NarcissaM / Francesca
 


 

 

099. NOTIZIE DA HOGWARTS

Enchanting Sinner

ANOTHER STORY ABOUT NARCISSA BLACK MALFOY,
CREATED FOR THE WRITING COMMUNITY FANFIC100_ITA



99° parte - Notizie da Hogwarts


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
061. Inverno
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html





L'oscurità stava calando con un freddo mordente, e Narcissa dovette affrettare il passo. La candida coltre di neve scricchiolava sotto i suoi piedi mentre imboccava il vialetto che conduceva verso casa.
Si era dovuta recare a Diagon Alley per acquistare una pozione curativa, poiché la febbre di Lucius non accennava a diminuire e lei cominciava seriamente a preoccuparsi per la sua salute.
Sollevò un attimo lo sguardo al cielo cupo che pareva schiacciare il mondo contro la terra gelata. Poi, coi fiocchi di neve che mulinavano al vento e danzavano leggeri attorno a lei, Narcissa spalancò il pesante portone ed entrò nell'atrio del castello. Si sfilò velocemente il pesante mantello di lana e, nel frattempo, gettò uno sguardo sul vassoio d'argento posto sul tavolino: era carico di lettere, messaggi e inviti. Narcissa afferrò la posta dal vassoio e si diresse in fretta ai piani superiori.

Trovò Lucius sveglio, seduto sul letto e avvolto in calde pellicce.
"Come ti senti?" domandò Narcissa, avvicinandosi a lui.
"Come al solito", rispose l'uomo. Il respiro gli usciva a fatica. "Credi sia vaiolo di drago? Mio padre aveva avuto una febbre simile a questa prima di... morire".
"Stai tranquillo. Se fosse stato vaiolo di drago avresti contagiato anche me", lo rassicurò Narcissa. Gli tastò la fronte e, sentendo che scottava ancora, prese un panno intriso d'acqua fredda e lo applicò sulla sua pelle febbricitante. "Ho preso una pozione che dovrebbe farti stare meglio", disse poi, alzandosi per prendere la fiala magica appena acquistata. Conteneva una sostanza densa e bianca, dall'odore intenso e pungente.
Annusandola, Lucius si sentì bruciare gli occhi. "Mi rifiuto di bere questa schifezza".
"Adesso fai i capricci come un bambino? Nemmeno Scorpius si comporterebbe così", ribatté Narcissa in tono severo, mentre gli versava delicatamente l'intruglio tra le labbra.
Lui fece una smorfia disgustata. Ma quando, poco dopo, Narcissa accostò la guancia alla sua, la sentì più fresca. La febbre stava già calando, per fortuna!
"A proposito di Scorpius..." borbottò Lucius. "Come mai non ha ancora scritto? Aveva promesso che lo avrebbe fatto non appena arrivato a Hogwarts".
"Sono arrivate alcune missive", disse Narcissa, ricordandosi delle lettere che aveva trovato al suo arrivo. Andò a passarle in rassegna, e quando vide una busta col sigillo di Hogwarts le sue mani divennero così agitate che ebbe difficoltà ad aprirla. "Eccola! Ha scritto!" esclamò trionfante, tirando fuori un foglio che pareva fremere di sua spontanea volontà.
Lucius si mise ben comodo, sollevandosi coi gomiti sui cuscini. "Avanti, leggi!"
Narcissa aveva un sorriso che andava da un orecchio all'altro mentre scorreva con lo sguardo la familiare calligrafia di suo nipote. Cominciò a leggere le dilette parole di cui tanto aveva bisogno... parole speciali, come la persona che le aveva scritte.
"Carissimi nonno e nonna", esordì, ad alta voce. "Scusate se non ho scritto prima, ma i miei primi mesi qui a scuola sono stati pienissimi. Ho preso lezioni di volo su scopa, ho imparato a trasfigurare gli oggetti, a farli levitare, e un sacco di altre cose interessanti... ma credo che la mia materia preferita sarà Pozioni".
Narcissa rise. Le pareva quasi di vedere Scorpius e di sentire la sua voce, mentre leggeva la sua lettera. "Oggi sarei dovuto andare alla mia prima gita a Hogsmeade, ma poi ha cominciato a nevicare ed è stato tutto rimandato. Odio l'inverno". Fuori, il nevischio tamburellava sui vetri delle finestre, appesantiva i rami degli alberi, ricopriva le aiole di un altro strato di ghiaccio. Quello era un inverno piuttosto rigido, considerò Narcissa con un sospiro. Sperava tanto che il tempo migliorasse, cosicché Scorpius potesse venire a trovarla per le vacanze di Natale.
"Sarete felici di sapere che ho stretto moltissime amicizie da quando sono qui. Non so perché, ma sono molto popolare tra i miei compagni. Forse è merito della targa d'oro appesa all'ingresso del castello, che dice grazie alla famiglia Malfoy per aver contribuito economicamente alla ricostruzione di Hogwarts dopo la Grande Battaglia".
Narcissa udì suo marito sbuffare e dire: "Come se lo avessimo fatto di nostra spontanea volontà!"
Lei scrollò le spalle e riprese la lettura: "Ad ogni modo, c'è qualcuno che è persino più popolare di me. Si chiama Al, ed è davvero un tipo forte. Siamo diventati abbastanza amici, anche se siamo in Case diverse e siamo spesso in competizione..."
Narcissa s'interruppe. Rilesse quel passaggio altre due volte, sentendosi pervadere da una strana sensazione di allarme.
"Al? Chi diamine è Al?" chiese Lucius, imbronciato.
"Non ne ho idea", mentì lei. In realtà, aveva il sospetto che Al non fosse altro che il diminutivo di Albus Severus Potter. Ma non ne fece parola con Lucius - non voleva di certo fargli risalire la febbre! E poi non era possibile che un Malfoy avesse stretto amicizia con un Potter. Era un'idea assurda, assolutamente da escludere...
Schiarendosi la voce, Narcissa ricominciò a leggere: "Presto ci sarà il ballo d'inverno ed io non so ballare. Una vera seccatura! Sia io che Al abbiamo ricevuto un sacco di inviti dalle ragazze... ma, sfortunatamente, l'unica ragazza che piace a me ha già un accompagnatore per il ballo".
Ancora una volta, Narcissa s'interruppe. Incredula, strinse la lettera fra le dita, stropicciandola.
"Che c'è? Cos'altro dice?" domandò Lucius.
Lei sbirciò suo marito e, con fare indifferente, ripiegò la lettera. "Niente di importante... ci saluta e promette di venire a trovarci per Natale". E nel frattempo pensava: Povero Lucius! Non potrebbe mai sopportarlo. Impazzirebbe di rabbia se sapesse quel che c'è scritto in questa lettera... No! Non dovrà mai leggerla.
Lucius aggrottò la fronte, sforzandosi di sollevarsi dal letto. "Tu mi nascondi qualcosa, Narcissa!" ringhiò, con le gote arrossate e i capelli madidi di sudore. "Dammi quella busta".
Narcissa si portò accanto al letto. Approfittando della momentanea debolezza del marito, lo spinse giù con una mano costringendolo a sdraiarsi sui cuscini. "Mio caro", gli disse, rimboccandogli le coperte. "La febbre ti sta facendo delirare. Non sai quel che dici! Devi riposare".
Sentendosi un po' in colpa, nascose la busta nella tasca del proprio vestito e si avviò verso l'uscita della stanza, ignorando le rabbiose proteste di Lucius. Nella sua mente, le parole di Scorpius continuavano a vorticare facendole dolere la testa...
"... l'unica ragazza che piace a me ha già un accompagnatore per il ballo. Mi vergogno a parlarvi di lei, perciò vi dirò solo che è bellissima e che si chiama Rose. Rose Weasley".
Con tutte le ragazze esistenti al mondo, doveva proprio infatuarsi di una testa rossa dal sangue sporco? Proprio di una Weasley? Possibile che Draco non avesse insegnato nulla al proprio figlio?
"Quando Andromeda lo saprà scoppierà a ridermi in faccia", si disse Narcissa, appoggiandosi alla porta della camera da letto. "Dirà: ecco quel che vi meritate. Vi sta proprio bene!" In effetti, c'era qualcosa di paradossalmente divertente in tutta quella faccenda. Qualcosa che fece piegare le labbra di Narcissa in uno storto, rassegnato sorriso.

 

 



098. PASSATO E FUTURO

Enchanting Sinner

ANOTHER STORY ABOUT NARCISSA BLACK MALFOY,
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98° parte - Passato e Futuro

Fandom: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
010. Anni
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html





Il piccolo Scorpius diventò per i Malfoy un'inesauribile fonte di gioia.
Era un bambino dalle ossa minute e dai lineamenti delicati, ma era sano e ben formato. I suoi occhi erano profondi e grigi come quelli di suo padre, e la leggera corona d'oro dei suoi capelli gli dava l'aspetto di un paffuto angioletto. Già a quella tenera età dimostrava di avere una volontà tutta sua: era un tipetto ostinato e curioso, decisissimo a sgattaiolare fuori dalla culla per trotterellare in giro per la casa. Quando voleva qualcosa si faceva sentire, piangendo in maniera assordante. Ma i suoi strilli si trasformavano immediatamente in felici gorgoglii non appena Narcissa lo prendeva tra le braccia. Per sua nonna, Scorpius riservava un'adorazione tutta speciale, che lei ricambiava teneramente.
Quando stava con lui, Narcissa non riusciva mai a staccargli gli occhi di dosso. Considerava l'arrivo di quel bambino un successo personale, quasi come se lo avesse partorito lei stessa.
"Sai, Lucius... già compiango le donne che Scorpius incontrerà nella sua vita. Con quel suo visetto adorabile lascerà dietro di sé una scia di cuori spezzati", disse un pomeriggio rivolta a suo marito, mentre guardava il nipotino giocare nella culla esattamente come, tanti anni prima, aveva guardato suo figlio. A differenza di Draco, però, che da neonato era sempre stato tranquillo, solenne e con una perenne espressione accigliata, Scorpius era tutto sorrisi, moine e gridolini. Narcissa si chiedeva spesso che carattere avrebbe avuto da grande...
"E' identico al nonno", borbottò Lucius fiero, anch'egli chino sulla culla. "Vedi la linea decisa della mascella? E' proprio uguale alla mia". Tese un indice verso il piccolo che glielo afferrò con la manina e cominciò a stringerglielo con forza. "Quanta energia! Saprà esattamente quello che vuole dalla vita, questo Malfoy!"
"Ma non è un po' presto per fare previsioni così sicure?" replicò Narcissa, divertita dall'orgoglio di suo marito. "Scorpius potrebbe anche rivelarsi più simile a sua nonna: volubile e imprevedibile".
Lucius sospirò. Sapeva che Narcissa avrebbe coccolato e viziato Scorpius in modo intollerabile, e che a lui sarebbe toccata invece la parte antipatica, ovvero imporre la disciplina. Eppure il bambino non sembrava avere paura del nonno. Al contrario, si mostrava ben poco intimorito dai suoi modi rudi, e non perdeva mai occasione per tirargli le maniche della camicia, giocare coi lacci della sua giacca, affondare le mani nei suoi capelli o avventurarsi con gioia sul suo ampio petto.
"Non ti fa sentire più vecchio?" domandò d'un tratto Narcissa.
"Cosa? Essere diventato nonno?" Lucius si accomodò sulla sedia vicino a lei, stendendo le lunghe gambe davanti a sé e poggiando i piedi su una bassa panca. "Io sono il passato e lui è il futuro. E' giusto che sia così", disse semplicemente.
"E non ti capita mai di pensare che forse non vivremo abbastanza a lungo per vederlo crescere?" chiese Narcissa, guardando di traverso suo marito. "Io ci penso spesso. Gli ultimi anni sono volati via così velocemente che mi sono ritrovata anziana e decrepita senza nemmeno accorgermene".
Lucius la guardò in faccia e, notando la sua preoccupazione, le sorrise in modo rassicurante. "Narcissa, non sei né anziana né decrepita. Hai poco più di cinquant'anni..."
"Grazie per avermelo ricordato!" sbottò lei, irritata. "Sai quanti sono cinquant'anni? Sono mezzo secolo!"
Lucius scosse il capo e alzò gli occhi al cielo. Per quale motivo Narcissa si stava deprimendo a quel modo? Era splendida, sembrava ancora una ragazza... anche perché non mancava mai di ingurgitare elisir e pozioni ringiovanenti prima di andare a dormire. Con gli anni, invece di svanire, la sua dolce bellezza era aumentata, arricchita da una saggezza, una sensualità e un'eleganza che nessun'altra donna avrebbe potuto superare. Lucius avrebbe voluto dirle ciò che stava pensando, avrebbe voluto spiegarle quanto l'ammirava, quanto l'avrebbe sempre amata... ma conosceva un modo più efficace delle parole per dimostrarle che la sua voglia di lei non si sarebbe mai spenta.
Così, mentre Narcissa si chinava su Scorpius per fargli qualche moina, Lucius si alzò dalla sedia e le si avvicinò in silenzio. Poi, cogliendola di sorpresa, le posò una mano sulla spalla per costringerla a voltarsi.
Lei trattenne il respiro quando le labbra del marito si posarono roventi sul suo collo e sulla curva della gola, facendo fremere ogni suo nervo. "Lucius... il bambino..." sussurrò lei in protesta, ma lui la zittì coprendo la sua bocca. E lei era troppo debole e troppo sensibile ai suoi baci per riuscire a fare resistenza.
Ho più di cinquant'anni, eppure il mio cuore batte ancora per lui come quando ne avevo dodici, pensò Narcissa, stretta fra le braccia di suo marito. Il mio bel Lucius. Il mio pericoloso, affascinante demone...
Stava per lasciarsi abbandonare completamente, quando un rumore oltre la porta li fece separare bruscamente. Narcissa, con le guance in fiamme, si voltò verso la culla di Scorpius mentre Lucius andava a mettersi davanti al fuoco del caminetto, fingendo di riscaldarsi le mani.
Draco e Astoria entrarono nella stanza un istante dopo, portando un cesta colma di giocattoli nuovi per il loro bambino. "Scusate se ci abbiamo messo tanto", esclamò la giovane donna, prendendo il suo figlioletto tra le braccia. "Spero che Scorpius non vi abbia dato troppi fastidi".
"Nessun fastidio", mormorò impacciata Narcissa, con ancora gote e labbra arrossate.
Draco diede un tenero buffetto a Scorpius, e gli mise un sonaglio verde e oro tra le mani. Poi si voltò verso Narcissa e, massaggiandosi pensosamente il mento, le disse: "Sei sicura di stare bene, madre? Sembri affaticata... E' colpa di Scorpius? Ti ha fatto stancare?"
"Nient'affatto!" si affrettò a ribattere Narcissa. Lucius le lanciò un'occhiata eloquente da sopra la spalla, ma lei lo ignorò e, continuando a parlare con Draco, disse: "Non sono stanca. Al contrario, mi sento piena di forze. E' come se avessi trent'anni di meno. Perciò non ti azzardare a tenermi lontana da Scorpius, hai capito?" lo minacciò scherzosamente, e lui non osò obiettare. Soltanto un pazzo o un suicida avrebbe potuto pensare di riuscire ad allontanare Narcissa Malfoy dal suo adorato nipotino.

 

 





097. HO GUARDATO LE STELLE

Enchanting Sinner

ANOTHER STORY ABOUT NARCISSA BLACK MALFOY,
CREATED FOR THE WRITING COMMUNITY FANFIC100_ITA



97° parte - Ho guardato le stelle


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
081. Come?
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html





Erano le undici di sera quando Narcissa, in vestaglia da notte e ormai pronta a raggiungere il marito in camera da letto, ricevette l'inaspettata visita di suo figlio.
"Mi dispiace tanto doverti disturbare a quest'ora..." sussurrò Draco, con voce strana, fermo sull'uscio della porta.
"Non importa, tesoro". Narcissa lo fece accomodare in casa, aiutandolo a liberarsi del mantello da viaggio. Poi scrutò attentamente suo figlio, allarmata. "E' forse accaduto qualcosa?"
Draco si lasciò cadere mollemente su una poltrona e si passò una mano sui capelli. Non aveva un buon aspetto, con la faccia di un malsano colorito giallognolo e due borse scure sotto agli occhi. "Presto diventerò padre", dichiarò poi tutto d'un fiato, senza inutili preamboli, lasciando Narcissa senza parole.
Dopo qualche istante di sbigottimento iniziale lei si riprese e, con un largo sorriso sulle labbra, esclamò: "E' una splendida notizia, Draco!" Ma, notando l'espressione afflitta di suo figlio, domandò: "Lo è?"
"Certo. Certo che lo è". Draco si alzò rigidamente dalla poltrona e prese a camminare avanti e indietro per il salotto con larghi, nervosi passi. "E' solo che... mi sembra una cosa così... grande. Io non so se sono pronto".
In piedi, con le mani strette attorno al colletto della propria vestaglia da notte, Narcissa osservava suo figlio con infinita tenerezza. "Mio caro", cominciò a dirgli, con tono paziente. "Non si è mai realmente preparati a un evento del genere, ma devi stare tranquillo. Io ti conosco e so per certo che sarai un ottimo padre". Il suo sguardo si perse nel vuoto, facendosi quasi malinconico. "Indubbiamente... sarai un genitore migliore di quanto lo siamo stati io e tuo padre per te".
Bloccando i propri passi, Draco si voltò di scatto verso di lei e la guardò come se avesse appena detto un'assurdità inconcepibile. In un attimo raggiunse sua madre e le prese le mani tra le sue. "Voi... siete stati i genitori migliori che un figlio potesse desiderare", le disse, con voce appassionata. "Non mi avete fatto mai mancare niente, avete accontentato ogni mio capriccio, avete sempre cercato di proteggermi anche quando... anche quando il mio destino era già segnato". Nella sua mente presero a scorrere, come drammatiche scene di un film, tutte quelle immagini appartenenti a un passato che, per quanto doloroso, lui non avrebbe mai dimenticato: sua madre che gli faceva da scudo quando Lord Voldemort avrebbe voluto punirlo, sua madre che gli donava la propria bacchetta restando totalmente indifesa, sua madre che per lui aveva messo a rischio la sua stessa vita in così tante occasioni, arrivando persino a mentire a Lord Voldemort! Come poteva anche solo pensare di non essere stata una buona madre per lui? "Non sarò mai, mai e poi mai, un genitore migliore di quanto lo sei stata tu per me".
"Oh, Draco!" Narcissa avrebbe voluto asciugarsi il volto, ora bagnato da irrefrenabili lacrime di commozione, ma suo figlio teneva ancora strette entrambe le sue mani tremanti e, un attimo dopo, se le avvicinò alle labbra, baciandole come avrebbe fatto un cavaliere con la propria regina. "Che fai? Ti prego, smettila! Smettila di farmi piangere..." gli aveva ordinato lei, e Draco le aveva sorriso dolcemente. Narcissa non lo aveva mai amato tanto come in quel momento. "Avanti, cambiamo discorso... Ecco! Parlami di Astoria. Come sta?"
"E' al settimo cielo", rispose Draco, che ora sembrava molto più rilassato e sereno di quando era arrivato. "La gravidanza procede bene, senza nessuna complicazione, stando a quanto dicono i guaritori del San Mungo".
Narcissa sperò ardentemente che Astoria non fosse fragile e delicata quanto lo era stata lei quando aveva partorito Draco, ma non diede voce a quei suoi pensieri preoccupanti. "Che ne dici: sarà maschio o femmina?"
Draco le rivolse un sorriso furbo. "Lo sai che i futuri padri agognano l'erede maschio".
Narcissa rise. Non vedeva l'ora di dare la bella notizia anche a Lucius... quasi le veniva voglia di salire in camera da letto per svegliarlo. "E dimmi: avete già pensato a come chiamarlo?"
"Come chiamarlo?" mormorò Draco, aggrottando la fronte. "No. Non ne abbiamo ancora parlato, in effetti".
"Che ne dici di chiamarlo Severus?" propose Narcissa, sapendo dell'affetto speciale che aveva sempre legato Piton a Draco. "Credo che lui ne sarebbe stato onorato..."
"Ci avevo pensato anch'io", sbottò Draco, amareggiato. "Ma Potter mi ha soffiato l'idea. Il suo secondo marmocchio è nato qualche giorno fa. Lo ha chiamato Albus Severus Potter". Fece una smorfia di evidente disgusto che fece sbellicare Narcissa dalle risate. Poi, tornando serio, Draco si domandò ad alta voce: "Come si fa? A scegliere il nome per il proprio figlio, intendo".
Lentamente, Narcissa si avvicinò ad una finestra del soggiorno e si affacciò ad ammirare il vasto cielo notturno. "Io, per scegliere il tuo nome, ho guardato le stelle".
Draco le si affiancò e seguì la direzione del suo sguardo, alzando il capo verso quei puntini luminosi che parevano macchiare il nero manto del cielo. "Hai qualche suggerimento?"
"Che ne dici della costellazione dello Scorpione? Credo sia una delle più belle della Via Lattea. Sì, mi piace il nome Scorpius". Poi, scuotendo la testa, Narcissa disse quasi tra sé: "Però quella di dare il nome di stelle e costellazioni ai propri figli è un'usanza della famiglia Black. Non credo che Astoria accetterà mai..."
"Io credo di sì, invece", la contraddisse Draco. "E, forse non lo sai, ma il nome Astoria significa proprio stella".
"Davvero?" esclamò Narcissa, sorpresa. Quella era una strana coincidenza!
"Il nome Scorpius piace molto anche a me. Glielo suggerirò", decise suo figlio. "Comunque, nel caso in cui nascesse una femmina, sono certo che Astoria sarebbe d'accordo con me nel volerla chiamare... Narcissa". Fu lieto di vedere il volto di sua madre illuminarsi di gioia. Stava per aggiungere qualcos'altro quando una voce roca e familiare interruppe quel delicato momento tra madre e figlio.
"Draco, che cosa ci fai qui?" Lucius era in cima alle scale. Aveva un'aria assonnata e imbronciata. "Avete fatto un tale baccano che mi sono svegliato", si lamentò, accennando uno sbadiglio.
"Ed ecco arrivare il burbero, vecchio, scontroso nonno!" commentò ridendo Narcissa, incapace di trattenere l'immensa felicità che le riempiva il cuore. E Draco, contagiato dalla sua allegria, si unì alla sua risata.








096. LE CURIOSE DOMANDE DI TEDDY

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96° parte - Le curiose domande di Teddy


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
064. Autunno
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html



I primi segni dell'autunno cominciavano a tingere di ruggine le stradine di Diagon Alley e, anche se nel cielo non si scorgeva una nuvola, l'aria era già frizzante e il vento soffiava gelido. Narcissa adorava l'autunno, con la terra che sembrava sempre impregnata d'oro e l'aria che profumava di sidro... ma non fece caso a quei particolari che in un altro momento avrebbe trovato piacevoli, perchè era troppo concentrata a fissare la vetrina del Ghirigoro, dove il nuovo libro di Rita Skeeter faceva bella mostra di sé.
Scritta a caratteri cubitali, con tinte sgargianti su uno sfondo verde scuro, c'era la domanda che dava il titolo al volume: "Piton: santo o criminale?"
E Narcissa indugiava davanti all'ingresso della libreria perchè, anche se una parte di lei voleva acquistare quel libro, che prometteva di svelarle altri importanti segreti dell'uomo migliore che lei avesse mai conosciuto, un'altra parte di lei le suggeriva invece di lasciar perdere, fermamente convinta che avrebbe trovato soltanto un mucchio di frottole nelle parole di quella giornalista da quattro soldi. Alla fine, però, fu la curiosità a prevalere.
Ma, proprio mentre Narcissa allungava una mano verso la maniglia, la porta venne spalancata di colpo da una donna che stava uscendo di fretta dalla libreria. Dannazione! Tra tutte le persone che potevo ritrovarmi davanti... perché proprio lei? pensò Narcissa, mentre alcune foglie ingiallite volteggiavano intorno ai suoi piedi, sospinte dal vento.

"Narcissa", la salutò la donna, con tono sorpreso.
"Andromeda..." rispose l'altra, mettendosi di lato per lasciarla passare.
Si guardarono per qualche istante senza sapere cosa dirsi. Non si vedevano dal giorno dei funerali, quando Andromeda aveva pianto sulla spalla di Narcissa sfogando tutto il suo dolore per la perdita dei suoi cari. Anche se il ricordo di quello strano episodio avrebbe dovuto farle sentire più unite, entrambe sembravano tese e piuttosto a disagio.
Fu Andromeda a spezzare per prima il silenzio. "Congratulazioni. Ho saputo del matrimonio di tuo figlio..."
"Umh, sì... grazie".
"Una rispettabile unione fra purosangue... Sarai contenta!" commentò sarcasticamente Andromeda.
"Non è come pensi", replicò subito Narcissa, sulla difensiva. "Nessuno ha costretto Draco a sposare una purosangue. Ha scelto da solo. Io e Lucius non gli abbiamo fatto alcun tipo di pressione..." Non sapeva perché sentiva il bisogno di giustificarsi con Andromeda. Sapeva solo che quel suo tono pieno di sottinteso rimprovero la infastidiva.
"Quindi... se tuo figlio avesse sposato una... mezzosangue, per te non sarebbe stato un problema?" domandò Andromeda, incrociando le braccia al petto.
"No. Non sarebbe stato un problema", mentì Narcissa e, anche se si era sforzata di suonare sincera, Andromeda non si lasciò ingannare. Inaspettatamente però scoppiò a ridere. "Che grande bugiarda che sei, Narcissa! Tutta questa nuova tolleranza che cerchi di dimostrare non è credibile".
"Forse hai ragione", ammise lei. "Ma mi fa piacere trovarti in ottima forma rispetto a... rispetto all'ultima volta. Mi fa piacere per davvero, e questa non è una bugia".
L'espressione di Andromeda si addolcì. "Sto meglio, in effetti. Ed è tutto merito suo". Con un cenno del capo indicò un bambino che, a pochi passi dalle due donne, giocava ad afferrare le foglie rosse e dorate che cadevano dagli alberi.

"E' lui Teddy?" Dal modo in cui Narcissa pronunciò quel nome, Andromeda capì che non lo trovava di suo gradimento. Forse era troppo banalmente babbano per i suoi gusti? "Sì, é lui Teddy Remus Lupin. La mia gioia. La mia unica ragione di vita..."
"Deve darti un gran bel daffare!" commentò Narcissa con uno sbuffo, osservando il bambino che continuava a saltellare da una parte all'altra, senza stare un attimo fermo.
"Già, ma preferisco sia così", rispose Andromeda e il suo sguardo si spense lentamente, facendosi vacuo e vuoto. "Per lo meno la sua inesauribile energia mi tiene occupata, distraendomi dai tristi pensieri..."
"Ma è... una specie di licantropo... o cosa?" C'era una nota di preoccupazione nella voce di Narcissa, ma anche un sincero interesse.
"No. Teddy è un Metamorfomagus, come sua madre", la rassicurò Andromeda, e solo in quel momento Narcissa notò che il ragazzino aveva un buffo, ribelle ciuffo di capelli azzurri.
Come se avesse percepito che le due donne stavano parlando di lui, Teddy abbandonò i suoi giochi e corse incontro alla nonna. "Quando torniamo a casa?"
Nell'udire il suono acuto, chiaro e pulito della sua vocetta infantile, Andromeda sorrise. "Devo comprare ancora alcune cose. Poi ti giuro che torniamo a casa".
"Chi è questa signora?" domandò il bambino puntando ora gli occhioni su Narcissa.
"Scusami tanto se non ho ancora fatto le presentazioni!" esclamò Andromeda, divertita. "Questa è Narcissa Malfoy".
"La stessa Narcissa Malfoy che ha salvato zio Harry nella Foresta Proibita?"
Narcissa strabuzzò gli occhi e spalancò la bocca, e Andromeda rise della sua espressione incredula. "Devi sapere che Harry è il padrino di Teddy", le spiegò con calma, cercando di trattenere le risate. "Ogni tanto lo invita a casa sua, e tutte le volte Teddy gli chiede un resoconto dettagliato della Grande Battaglia..."
"Io... io non ho salvato Harry Potter!" protestò Narcissa. La sua faccia era diventata quasi verde, come se avesse la nausea.
"Sì, invece", disse Andromeda, rivolta al suo nipotino. "Questa è proprio la stessa donna che ha salvato la vita di zio Harry". Socchiuse gli occhi, prima di aggiungere: "E ha salvato anche la mia vita".
Narcissa si strinse nelle spalle, disturbata dall'estasiata ammirazione che leggeva nel viso del piccolo Teddy. "Ora si è fatto proprio tardi e... sì! Devo proprio andare!" Fece un sorriso molto forzato e si voltò verso la libreria. Non aveva ancora comperato il libro di Rita Skeeter, e tutto per colpa di Andromeda e delle sue assurde chiacchiere.
"Nonna, ma perchè tu e quella signora vi assomigliate così tanto?" L'improvvisa domanda di Teddy le arrivò alle spalle e le rimbombò nelle orecchie più forte di un colpo di cannone. Per qualche istante Narcissa rimase congelata, completamente immobile sul marciapiede. Poi, lentamente, si girò a guardare Andromeda e notò che anche lei era rimasta di stucco.
Evidentemente, il fatto di essere un Metamorfomagus lo ha reso particolarmente attento ai più piccoli dettagli fisici delle persone, si disse Narcissa, chinando lo sguardo sul bimbo. E di certo deve avere notato che io e Andromeda abbiamo lo stesso naso all'insù, lo stesso mento appuntito, le stesse labbra strette e sottili.
Poiché Teddy stava ancora aspettando con impazienza una risposta, Andromeda cominciò a dire: "Ci assomigliamo molto perchè..." Ma subito si bloccò. Alzò gli occhi verso Narcissa, e lei si accorse con sgomento che erano lucidi di lacrime. "Questa signora è... mia sorella".
Un'ondata di confuse emozioni travolse Narcissa, e ben presto si ritrovò anch'essa con le guance bagnate per il proprio silenzioso pianto. Aveva passato così tanto tempo... così tanto inutile tempo a ripetersi di non avere più alcuna sorella! E adesso scopriva che Andromeda la considerava ancora tale! Nonostante il modo crudele in cui l'aveva trattata in tutti quegli anni...
"Ma se è tua sorella..." stava dicendo ora Teddy, con il solito modo di fare innocente e curioso che hanno i bambini. "Com'è che non è mai venuta a trovarci?"
Stavolta Andromeda sembrava non avere una risposta pronta.
Quasi senza rendersene conto, fu Narcissa a parlare. "Lo farò", disse ad alta voce, con gli occhi ancora offuscati dalle lacrime. "Verrò a trovarvi... qualche volta".
Teddy, per nulla convinto, mormorò: "Promesso?"
"Promesso", rispose solennemente Narcissa, guardando il buffo visetto serio del bambino e provando un moto di simpatia per lui. Poi spostò lo sguardo su Andromeda.
Le due sorelle si scambiarono uno strano, enigmatico sorriso, prima di voltarsi le spalle. Avrebbero percorso strade diverse, come al solito... Ma questa volta si separavano conservando nel cuore la dolcissima consapevolezza che si sarebbero rincontrate di nuovo.


 




095. IL DONO

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95° parte - Il Dono


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
015. Blu
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html



 

Non riusciva a credere che fossero già trascorsi due anni dalla sera in cui suo figlio aveva ufficializzato il suo fidanzamento con Astoria Greengrass. Durante tutto quel tempo, Narcissa aveva avuto modo di conoscere meglio la donna che sarebbe diventata la moglie di Draco e, anche se per un po' si era comportata in modo chiuso e distaccato con lei, aveva ormai smesso di sentirsi in competizione. Io sono la madre di Draco. Avrò sempre un posto speciale nel suo cuore, si ripeteva di continuo per consolarsi.
Aveva inoltre scoperto di avere parecchie cose in comune con quella ragazza: come Narcissa, Astoria sapeva essere distante, fredda, persino crudele nel trattare con le persone che reputava inferiori a lei; come Narcissa, Astoria preferiva  circondarsi solo di belle cose e aveva un particolare buon gusto nel vestire; come Narcissa, Astoria aveva la capacità di essere, quando voleva, assolutamente deliziosa e incantevole. Ma soprattutto, come Narcissa, Astoria amava Draco.


Seduta rigidamente in un angolo della stanza, Narcissa rimase ad osservare la signora Greengrass che spazzolava, arricciava e intrecciava gli splendidi capelli di Astoria, mentre Daphne reggeva le forcine e i nastri d'argento destinati a tenere insieme l'acconciatura. "Sarai la più bella delle spose", cinguettò la grassa donna quando ebbe terminato il suo lavoro.
Astoria mosse il capo a destra e a sinistra per rimirarsi nello specchio. Il suo viso era radioso di felicità.
"Finisci di vestirti", le ordinò sua madre. "Io vado a parlare con il prete per assicurarmi che sia tutto in perfetto ordine". Si diresse sculettando verso la porta, seguita da Daphne, la quale si voltò un'ultima volta verso la sorella solo per dirle: "Ricordati di lanciarmi il bouquet nuziale!" Le fece l'occhiolino e uscì dalla stanza.
Quando furono rimaste sole, Astoria osservò Narcissa attraverso il riflesso dello specchio. "Grazie d'essere qui, Signora Malfoy".
"Ti ho già detto mille volte di non chiamarmi così", la ammonì Narcissa. "E poi, tra poco anche tu sarai una Signora Malfoy".
"E' vero, non ci avevo pensato". Astoria aveva un'aria seducente, soddisfatta e molto femminile in quel suo stretto, candido abito da sposa. "Come mai non è con Draco, signora Malf... emh, volevo dire... Narcissa?"
"Lui e suo padre mi hanno cacciata via dalla stanza", spiegò lei assumendo un'espressione falsamente corrucciata. "Credo che Lucius volesse fargli uno di quei discorsi da uomo a uomo, prima del grande passo..."
Astoria ridacchiò divertita, poi tornò ad occuparsi dei propri capelli. Si posò con delicatezza una coroncina di fiori in cima al capo. "Si dice che gli sposi siano soggetti a crisi di panico poche ore prima del matrimonio. Spero tanto che Draco non venga colto da mille dubbi proprio all'ultimo minuto".
"Non ti devi preoccupare di questo. Quando Draco prende una decisione, difficilmente si rimangia la parola data. Ma tu?" domandò Narcissa, declinando leggermente il capo. "Hai qualche dubbio? Sei pronta ad affrontare le gioie e i dolori di un matrimonio?"
Astoria smise di guardarsi allo specchio per voltarsi verso Narcissa. "Io non ho alcun dubbio. Mi sento pronta, e voglio che lei sappia che non causerò mai volontariamente un attimo di infelicità a Draco", le disse, in tono solenne. "Mi deve credere".
"Se non ti credessi, mia cara, non ti avrei mai permesso di sposare mio figlio". Le rivolse un sorriso provocante che Astoria ricambiò con impertinenza.
Poi, con un sospiro, la ragazza si alzò dalla sedia e infilò i piedi nelle scarpette di broccato bianco. "Allora? Come sto?" chiese, facendo una leggera giravolta su sé stessa.
"Molto bene davvero", rispose Narcissa, rivolgendole uno sguardo carico d'approvazione. "Però... credo che manchi ancora qualcosa". Anche lei si alzò dalla sua sedia, e si avvicinò alla ragazza per porgerle un piccolo cofanetto. "Tieni. E' per te".
Sorpresa, Astoria afferrò il cofanetto e ne accarezzò il coperchio, sul quale era impresso lo stemma della famiglia Black. "Che cos'è?"
"Il mio regalo di nozze", spiegò pacatamente Narcissa, mentre la ragazza apriva il suo dono.
Ripiegata con cura all'interno del cofanetto c'era una collana in oro bianco con un pesante, prezioso pendente a forma di cuore, sul quale era incastonato uno zaffiro dai meravigliosi riflessi blu scintillanti. Astoria si sentì mancare il fiato.
"Ti starà bene", disse Narcissa. "E' dello stesso colore dei tuoi occhi". In effetti, gli occhi di Astoria erano i più azzurri che lei avesse mai visto, caldi e profondi come un oceano. "Sai, si tratta di un cimelio che appartiene alla mia famiglia da generazioni. Non avendo figlie femmine alle quali passarlo, ho pensato di donarlo a te. Oh, non ha nessun potere magico particolare, credo. Anche se mia madre diceva sempre che gli zaffiri accrescono fortuna e saggezza in coloro che li indossano".
"No. Non posso accettarlo!" singhiozzò Astoria. Ma, nonostante le sue proteste, Narcissa riuscì a infilarle tra le mani la collana, e alla fine Astoria accettò di indossarla con orgoglio. Lo zaffiro brillava come una grossa lacrima blu sul suo collo sottile. "Grazie. Non ho parole". Con le dita sfiorava il gioiello, lo ammirava e, cosa più importante, ne capiva il significato: Narcissa Black Malfoy l'aveva accettata nella sua famiglia. "Ora capisco perfettamente perchè Draco adora tanto sua madre".
Narcissa sorrise compiaciuta. Quella ragazza era un'adulatrice... e lei amava essere adulata.

Un'ora dopo, mentre la guardava avanzare lungo la navata della chiesa, Astoria le pareva felice esattamente come lo era stata lei venticinque anni prima. Solo che adesso, al posto di Lucius, c'era Draco ad aspettare in piedi davanti all'altare.
Era la storia che si ripeteva...
 


 

094. UN NUOVO SIGNORE OSCURO

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94° parte - Un nuovo Signore Oscuro


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
007. Giorni
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html



Le dita di Narcissa si contrassero rigidamente attorno alle pagine fresche di stampa della Gazzetta del Profeta. I titoli in prima pagina erano sempre gli stessi da diversi giorni, oramai: "Lord Beliar, un nuovo Signore Oscuro?", "Gli Auror sulle tracce del pericoloso Beliar", e ancora "Lord Beliar accresce la sua cerchia di adepti". Il Mondo Magico era nel panico, l'incubo si stava ripetendo. Esattamente come l'ultima volta...
Narcissa sbatté con rabbia il giornale sul tavolo. C'era da immaginarselo! pensò, scuotendo la testa. Aveva sempre sospettato che, prima o poi, qualche mago oscuro si sarebbe fatto avanti e avrebbe tentato di emulare le gesta di Lord Voldemort. Soltanto uno sciocco avrebbe potuto sperare che quel periodo di pace nel mondo magico sarebbe potuto durare per sempre. Ciò che però Narcissa non aveva mai preso in considerazione era l'idea che Lucius potesse desiderare di unirsi ad un nuovo Signore Oscuro.
Perchè è questo quello che è successo! Lucius si è unito alle forze di Lord Beliar, si convinse la donna, con la morte nel cuore. Altrimenti per quale altro assurdo motivo sarebbe scomparso così, nel nulla, senza farmi sapere nulla?
Narcissa non vedeva Lucius da tre lunghissimi giorni, senza darle alcuna spiegazione. Nessuna traccia di lui, nemmeno un biglietto scritto, neanche una missiva per farle sapere che era vivo, che stava bene.
"Come hai potuto, Lucius?" Narcissa si gettò con un singhiozzo sul letto, e lì diede sfogo a tutto il suo tormento, sentendosi come se tutta l'infelicità del mondo si fosse riversata su di lei. Perché non ti sei confidato con me? Perché non mi hai parlato dei tuoi progetti, delle tue intenzioni di allearti a questo mago? Ah, ma ti capisco... certo...Tu sapevi che ti avrei contrastato. Sapevi che non avresti trovato un'alleata, in me. Sapevi che mi sarei arrabbiata, che avrei fatto una delle mie solite scenate isteriche, che avrei cercato di dissuaderti in ogni modo, che ti avrei impedito di ritornare alle tue vecchie abitudini da Mangiamorte.
A quel pensiero, Narcissa pianse più forte e picchiò rabbiosamente i pugni sui cuscini. Si dava la colpa di tutto e provava soltanto disprezzo per sé stessa. Da quando Lord Voldemort era caduto, lei aveva sempre dato per scontato che Lucius fosse stato lieto quanto lei di tornare ad una vita semplice, tranquilla, serena. Ma ciascuno ha una propria idea personale della felicità... e forse, la vita tranquilla che lei amava tanto per Lucius era banale, monotona, sciatta, noiosa.
Perdonami, Lucius. Non ho pensato a te. Non ho pensato a quanto potevi sentirti irrequieto. Ero così fiera di avere contribuito, in un certo modo, alla disfatta di Voldemort e di aver recitato la mia bella parte da eroina, che non mi sono accorta di come devi esserti sentito tu. La verità è che mi piace essere la regina del mio piccolo, grazioso, limitato mondo... ne ho avuto abbastanza di caos, guerre, paura, e di essere fedele a qualcuno che si era proclamato mio Padrone, mio Signore, senza averne alcun diritto. Io sono cambiata, ho sondato il mio animo, ho modificato le mie convinzioni, ho fatto delle scelte, ed ho creduto di poter redimere anche te secondo il mio volere. Ho creduto di poter fare tuoi i miei ideali. Ma tu non sei come me. Non lo sei mai stato. Tu adori vivere sempre sull'orlo del rischio. Sono stata un'illusa a credere di poter essere una specie di guida che avrebbe potuto indirizzarti verso la retta via. Ma comprendo, ora. E non ti biasimo se sei arrivato ad odiarmi. Anche io odio me stessa, in questo momento...

Assorta nei suoi pensieri, sommersa da quella sua desolante sensazione di fallimento, Narcissa non sentì la porta della camera aprirsi e chiudersi. Ma sussultò violentemente quando udì la voce di Lucius.
"Da come piangi si direbbe che tu voglia far straripare il Tamigi con le tue lacrime".
Narcissa voltò la testa di scatto e scese dal letto con un balzo. Fu come se non si vedessero da anni, invece che da pochi giorni. Rimasero uno di fronte all'altro, con un mezzo sorriso sul viso di lui ed uno sguardo pieno di stupore su quello di lei. Dopo qualche attimo, Lucius avanzò all'interno della stanza e prese sua moglie tra le braccia, stringendola così forte da farle male. Un dolore delizioso...
Poi, piano piano, Narcissa si divincolò dalle sue braccia e fece un passo indietro. "Dove sei stato?" Tirò su col naso. Aveva i capelli scarmigliati e gli occhi rossi di pianto, e l'imbarazzo per essere stata sorpresa in quelle condizioni le infiammava il volto. "Dove sei stato in questi tre giorni? Cos'hai fatto per tutto questo tempo, lontano da casa?"
Lucius sospirò e alzò le mani in un gesto di resa. "Comprendo la tua rabbia e spero mi darai modo di spiegarti tutto..."
"Quel nuovo, fantomatico Signore Oscuro di cui tutti parlano centra qualcosa?"
"Sì..." rispose Lucius. I lineamenti del suo volto erano tesi, la sua espressione affaticata.
"Lo sapevo!" esplose Narcissa. "Lo sapevo che eri tornato alla tua vita di rischi e pericoli! Ma che ne sarà ora di noi? Non ti importa più nulla di me?"
Lucius prese una sedia e si sedette di fronte a lei. "Hai intenzione di starmi a sentire oppure no?" chiese, in tono sgarbato. "Ho fatto qualcosa di cui non vado... particolarmente fiero. Perciò ti racconterò quello che è successo una sola volta, dopodichè non torneremo mai più su questo argomento".
Sconcertata, Narcissa tornò a sedersi sul bordo del letto. "Parla".
"Tutto è cominciato quando il capo dell'ufficio Auror mi ha inviato una missiva, pregandomi di recarmi con un urgenza al Ministero. Credevo volesse parlarmi ancora di tutti quegli oggetti di magia nera che gli Auror hanno trovato a Malfoy Manor, ma... si trattava di ben altro".
Narcissa lo ascoltava con calma, senza smettere un solo istante di guardarlo. Lui, al contrario, evitava di incontrare i suoi occhi e fissava il pavimento sotto ai suoi piedi.
"Mi hanno riferito che Lord Beliar avrebbe tentato di mettersi in contatto con me, perché negli ultimi tempi stava reclutando tra le sue file non solo giovani adepti ma anche gli ex-Mangiamorte ancora in circolazione. Per questo motivo, gli Auror hanno voluto... affidarmi un incarico".
"Che cosa?!" L'esclamazione di Narcissa ebbe solo l'effetto di far innervosire ulteriormente Lucius.
Rovesciando la sedia, l'uomo si alzò di colpo e si mise a camminare avanti e indietro per la stanza. "Mi hanno chiesto di... fare l'infiltrato, la spia. Ecco quello che ho fatto. Quando, tre giorni fa, Lord Beliar è venuto a cercarmi per chiedermi di allearmi a lui, ho dovuto fingere... stare al gioco... e nel frattempo ho passato informazioni agli Auror. Loro volevano sapere i suoi spostamenti, i nomi dei suoi alleati, i suoi nascondigli, i suoi prossimi piani. E, finalmente, oggi sono riusciti a catturarlo e ad arrestarlo".
Narcissa seguiva i movimenti frenetici di suo marito e, mentre lo guardava, il suo cuore s'intenerì perché non lo aveva mai visto tanto disgustato da sé stesso. "Oh, Lucius..."
"Sì, lo so! Non avrei dovuto accettare!" sbottò lui. "Ma gli Auror mi hanno messo alle strette. E quel maledetto Harry Potter... non faceva altro che ripetere che ero in debito con lui, che se mi avevano risparmiato da una condanna a vita a Azkaban era solo perché avevo promesso di collaborare", mormorò amaramente. "E poi mi ha detto che, se non aiutavo il Ministero a catturare quel mago, il primo a subire le conseguenze del mio rifiuto sarebbe stato Draco. Io non volevo di certo che lui perdesse il suo prestigioso lavoro al Ministero per causa mia". Finalmente si voltò a guardare Narcissa.
Lei abbozzò un lento, radioso sorriso e, in quell'attimo, fu di una bellezza assoluta, simile a un arcangelo uscito dal sogno di un artista. "Sono contenta che hai pensato prima di tutto al bene di Draco. Te ne sono grata", gli disse con assoluta sincerità. "Ma è stato crudele da parte tua non farmi avere tue notizie per giorni. Ho pensato alle cose peggiori durante la tua assenza".
"Non mi hanno permesso di dirti nulla. Era un incarico della massima segretezza", cercò di giustificarsi Lucius. "Mi dispiace sapere che sei stata in ansia per me". Le si avvicinò e si inginocchiò ai suoi piedi, prendendole una mano. "Hai davvero creduto che me ne fossi andato per sempre? Che ti avessi lasciata per... andare a cercar gloria e potere assieme a quel maguncolo da strapazzo?"
"Che altro avrei dovuto pensare?" sussurrò lei con un fremito, mentre Lucius premeva le labbra sul palmo della sua mano.
"Ormai sono troppo vecchio per queste cose, Narcissa". Rise piano e si sedette accanto a lei sul letto, nascondendo il volto tra i capelli arruffati di sua moglie. "Voglio solo trascorre in pace, insieme a te, i giorni che mi restano da vivere".
Narcissa chiuse gli occhi e si concesse di respirare più liberamente, svuotata dei propri timori, piena di muto sollievo.



093. ASTORIA GREENGRASS

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93° parte - Astoria Greengrass


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
094. Indipendenza
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
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Uomini in cravatte variopinte e donne dai lunghi, scintillanti abiti da sera danzavano leggeri nella sala da ballo di villa Broadmoor. Narcissa non riusciva ancora a capacitarsi di essere stata invitata a quella festa, anche se, ripensandoci, negli ultimi tempi la gente sembrava trattare lei e la sua famiglia con più indulgenza. La guerra e Lord Voldemort stavano diventando soltanto lontani, sbiaditi ricordi per la maggior parte dei maghi... e anche Narcissa si sentiva più spensierata e rilassata di quanto non fosse da tempo. Poteva persino partecipare a quelle stupide feste, pavoneggiarsi insieme alle altre signore tra lustrini e piume, e godere di quella paradisiaca sensazione di libertà.
"Narcissa, cara!"
Ecco la padrona di casa, pensò Narcissa con una smorfia, mentre guardava Betty Broadmoor venirle incontro. Betty era una donna molto mondana e stravagante, moglie di un noto giocatore di Quidditch. La sua enorme casa vantava quattordici stanze da letto, una meravigliosa serra e persino un campo da Quidditch personale. Betty adorava dare feste e invitare la cosiddetta "gente che conta".
Narcissa la guardò sprofondare in una comoda poltrona e farle cenno di accomodarsi accanto a lei. "Ti stai divertendo?"
"Molto. E' una festa davvero ben riuscita", rispose in tono cordiale.
Betty le sorrise, poi si guardò attorno compiaciuta. "Oh, non ho badato a spese per organizzare il tutto!" Rise scioccamente. "Ma... dallo splendore del tuo abito devo dedurre che anche voi Malfoy vi siate finalmente risollevati economicamente".
"Ovviamente", rispose Narcissa, facendo una risatina goffa e nascondendo poi le labbra dietro al proprio bicchiere. Se sapesse che questo è un abito vecchio trent'anni! Lo aveva trovato nell'armadio di sua madre e lo aveva sistemato con un tocco di magia, in modo da dargli un'aria distinta ed elegante. Come rimpiangeva i bei tempi in cui poteva comprarsi tutti i vestiti che voleva! Ma gli altri non dovevano sapere in quali brutte acque stessero navigando lei e Lucius, o avrebbero smesso di invitarli a ricevimenti, cene e feste. "La fortuna ha ricominciato a girare dalla nostra parte", disse, dopo qualche minuto. "Sapevi che nostro figlio Draco ha trovato un ottimo lavoro in Ministero?"
"No, non lo sapevo..." commentò con aria stupita la signora Broadmoor.
"Ebbene sì. Draco ha grandi talenti", si vantò Narcissa, esaminandosi con fare indifferente le unghie ben curate, laccate di rosso e senza la minima scheggiatura.
"E siete riusciti a rientrare in possesso del vostro maniero?"
Ecco, ci risiamo! si disse Narcissa, cercando di mantenere la calma. Le egocentriche, manierate e crudeli streghe che era solita frequentare tiravano in ballo il sequestro di Malfoy Manor ogni qualvolta volevano metterla in difficoltà. Ma ormai lei si era abituata e aveva già la risposta pronta. "Sì, gli Auror hanno finito di effettuare tutti i loro... controlli. Ma io e Lucius abbiamo comunque deciso di restare nella villa dei miei genitori". Poiché Betty Broadmoor la stava guardando come se avesse appena detto un'assurdità, Narcissa si affrettò a spiegare: "Ci siamo adattati bene lì. Davvero". Non poteva di certo dirle la verità, ovvero che quando era tornata a Malfoy Manor l'ultima volta aveva avvertito la terribile, intensa, spiacevolissima sensazione che tra quelle mura si celasse ancora Lord Voldemort. Era come se il suo respiro impregnasse ancora le stanze, le pareti, i soffitti. Alla fine Lucius aveva acconsentito alla richiesta di Narcissa di restare nella casa dei Black, che aveva subito una trasformazione quasi miracolosa. I vecchi mobili sgangherati avevano ora un'aria molto meno triste e trascurata, e Narcissa aveva ricucito gli strappi delle tende e dei cuscini, aveva distribuito nelle stanze tutti i libri, i soprammobili e i quadri che era riuscita a portar via da Malfoy Manor, e aveva illuminato ogni angolo della casa col caldo chiarore di centinaia di candele. "Pensiamo di lasciare Malfoy Manor a nostro figlio", continuò a spiegare Narcissa. Draco, al contrario di Lucius, non si era ancora abituato alla loro nuova abitazione. "Quando deciderà di sposarsi potrà andare a vivere lì, se lo vorrà".
"Capisco..." mormorò Betty, agitando oziosamente il proprio bicchiere. "Bèh, il momento del suo trasferimento non tarderà molto ad arrivare, da quel che vedo".
Narcissa non riuscì a capire il senso di quella frase. Dovette seguire la direzione dello sguardo di Betty Broadmoor per cogliere il sottinteso delle sue maliziose parole.
In mezzo alla pista da ballo, Draco danzava tenendo stretta tra le braccia una bella ragazza. Narcissa la esaminò con scrupolosa attenzione: non doveva avere più di diciotto anni, aveva un bel viso dagli zigomi alti e anche il suo corpo era sufficientemente ben fatto, fasciato in un vestito di velluto color avorio con una vertiginosa scollatura. Aveva un portamento regale che la faceva apparire più alta di quanto fosse in realtà. Ma il particolare che colpì maggiormente Narcissa fu il suo sorriso: era aperto, luminoso... e luminoso era anche il suo sguardo quando i suoi occhi si posavano su Draco. Soltanto l'amore poteva dare a una donna quello splendore incandescente! E, con lo speciale intuito che hanno le donne per questo genere di cose, Narcissa capì che anche Draco si sentiva attratto da quella ragazza. Probabilmente anche Betty si era accorta delle vibrazioni esistenti tra i due...
"Chi è quella?" domandò Narcissa, svuotando tutto il contenuto del proprio bicchiere in un sorso solo.
"E' la secondogenita dei Greengrass. Astoria..." rispose tranquillamente Betty.
"I Greengrass?"
"Il padre è morto qualche anno fa cadendo dal suo manico di scopa... fu un terribile incidente, di certo ne avrai sentito parlare. La moglie e le due figlie ereditarono un'incredibile somma di danaro".
Ma Narcissa non la stava più ascoltando. Continuava a fissare Draco con una certa ansia. Quasi le sfuggì un'esclamazione di sorpresa dalle labbra quando lo vide ridere. Sì, Draco stava ridendo! Stava davvero ridendo, spontaneamente, spensieratamente, a qualche battuta che si era scambiato con quella ragazza. Era da tanto che non lo vedevo ridere così... Sembra così felice!
D'un tratto la musica cessò e le coppie smisero di danzare. Narcissa si accorse che Draco stava sussurrando qualcosa all'orecchio della ragazza, poi lo vide prenderla per mano e accompagnarla verso gli scalini che portavano all'uscita della villa.
"Cos'hai, cara? Non ti senti bene? Sei così pallida..." le stava dicendo Betty, sventolandole davanti al viso un grosso ventaglio.
"Puoi scusarmi? Ho bisogno di prendere un po' d'aria". Narcissa si alzò di scatto, prese il proprio soprabito e subito si fece strada attraverso la folla.


Uscì in veranda. Da lì poteva guardare, restando inosservata, Draco e Astoria passeggiare in giardino. Lo splendore delle stelle e del chiaro di luna si rifletteva sullo specchio d'acqua della fontana e sui volti dei due giovani. Narcissa non riusciva a staccare loro gli occhi di dosso...
"Ecco dov'eri finita!" La voce di Lucius alle sue spalle la fece un attimo sobbalzare. "Che ci fai qua fuori? L'aria è gelida".
Narcissa si rese appena conto delle parole di suo marito, troppo concentrata a guardare Draco che continuava a parlare con quella ragazza. Sorrideva e annuiva, e aveva un'aria fiera e serena.
"Non stai spiando nostro figlio, vero?"
"Certo che no!" sbottò Narcissa. Si sentiva nervosa e preoccupata, ma cercò di restare calma, almeno in apparenza. "E' solo che... non mi ero mai resa conto di quanto Draco fosse cresciuto negli ultimi mesi".
"E' un uomo ormai", disse Lucius, posando una mano sulla spalla di sua moglie per confortarla. Sapeva che Draco era sempre stato il centro del mondo di Narcissa, il suo unico scopo nella vita. "Non ha più bisogno di noi. E' indipendente, adesso. Può fare le sue scelte da solo, senza che tu gli stia col fiato sul collo".
La delusione rese tagliente la voce di Narcissa. "Quella ragazza non mi piace".
"Perchè?" chiese Lucius, con tono quasi divertito. Ma Narcissa non aveva una risposta a quel perché. Odiava Astoria Greengrass e basta. La odiava per il modo in cui guardava suo figlio, per come gli stava avvinghiata al braccio, per come gli sorrideva e arrossiva. Lei le stava portando via il suo bambino, un motivo più che ragionevole per detestarla con tutto il cuore...
"A me non dispiace, invece", mormorò Lucius e, nel vedere l'espressione rabbiosa di sua moglie, si affrettò a dire: "Mi ricorda molto te".
"Ma non mi assomiglia affatto!" gemette Narcissa, offesa.
"Sì, invece. E forse è proprio per questo motivo che a Draco piace tanto".
Narcissa sbuffò rumorosamente. "Come fai a dire che gli piace?"
"La guarda come io guardo te", rispose Lucius, e con quelle parole riuscì a strapparle un sorriso.
"Oh, Lucius!" esclamò. "Perché mi sento così ferita? Se ti chiedessi di fare qualcosa, qualsiasi cosa per impedire a Draco di continuare a frequentare quella ragazza, penseresti che sono una bisbetica, ridicola, nevrotica, stupida pazza, dico bene?"
Lucius scrollò le spalle. "Conosco bene la tua gelosia per Draco, il tuo senso del possesso, e so che è una cosa che non riesci a dominare. Ma quella ragazza è purosangue, è ricca, e probabilmente è la moglie ideale per nostro figlio..."
"Fantastico!" lo interruppe lei, seccamente. "Parli già di matrimonio, tu! E ora mi dirai anche che speri mettano al mondo al più presto orde di bambini".
"Certo. Desidero una lunga discendenza della mia progenie". Lucius rise vedendo gli occhi di sua moglie velarsi di lacrime. "Oh, adesso piangi? E solo perché nostro figlio si è infatuato di quella ragazza?" Prese Narcissa tra le sue braccia, e lei non disse una parola e si lasciò abbracciare. Aveva una sorta di lacerazione al cuore, un terribile senso di vuoto... era ridicolo, ma si sentiva quasi tradita dalla persona che amava di più al mondo. "Io desidero soltanto che Draco sia felice..." farfugliò con voce piatta.
"Lo sarà", le promise Lucius, con tono solenne. Ma Narcissa pareva inconsolabile e continuava a guardare le due figure che si muovevano nel buio del giardino sottostante. Ora Draco aveva preso il volto di Astoria tra le mani, chinando in avanti la testa come se i suoi occhi non si stancassero mai di osservarla sempre più da vicino. L'avrebbe baciata, Narcissa ne era certa. "Andiamo dentro, Lucius. Ho bisogno di distrarmi".
"Sono d'accordo", annuì lui, accompagnandola verso la porta-finestra della veranda. "Mi concederai l'onore di un ballo?"
"Era ora che me lo chiedessi!" lo schernì Narcissa, recuperando un po' del suo buonumore.




092. DAVANTI ALLA TOMBA

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92° parte - Davanti alla tomba


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
025. Estranei
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html



 

Un'impressionante folla di maghi si era sparsa in modo irregolare attorno a numerose fosse vuote, scavate nella rossa argilla e pronte ad accogliere i corpi dei defunti. Pioveva, e gli uomini e le donne vestiti a lutto avevano aperto i loro neri ombrelli sopra le teste. Figli, fratelli, mogli, padri, immobili sulle tombe dei loro cari, si sostenevano a vicenda, condividendo protezione e dolore.
Ma i Malfoy no. Loro si tenevano in disparte. E tutti si comportavano come se loro non ci fossero, nessuno prestava loro la minima attenzione... anche se Narcissa ebbe l'impressione che Harry Potter avesse posato - ma solo per un fugace attimo - gli occhi su di lei.
"Detesto tutto questo", mormorò la donna, guardando le tristi lapidi. "Detesto questi pianti, queste urla, questo freddo".
"Vuoi che torniamo a casa?" domandò Lucius da sotto il proprio ombrello.
"No", rispose lei. Guardò il piccolo mazzo di fiori che teneva in mano e si fece forza. "Vado a portarglieli".
Lucius annuì, e Narcissa si staccò da lui e cominciò a camminare verso la folla. Oltrepassò alcune pietre tombali inclinate e diverse siepi di sempreverde, ma più avanzava più aveva l'impressione di portar dei piombi appesi all'orlo delle sue lunghe sottane.
"Guardala", sussurrò una strega con un velo nero all'amica con cui divideva l'ombrello. "Non pensavo proprio di vederla qui. Che faccia tosta a farsi vedere dopo tutto quello che si dice in giro sul conto della sua famiglia..."
"Quella donna è dura come l'acciaio", fu la risposta, anch'essa sussurrata, dell'amica. "Dicono che durante i funerali non abbia versato una sola lacrima. E' completamente senza cuore, come suo marito".
Narcissa strinse i denti e continuò ad avanzare verso la tomba di Severus Piton. Che parlassero pure! Che indietreggiassero al suo passaggio! A lei non importava... non importava se nessuno di loro riusciva a leggere il suo dolore attraverso i suoi occhi offuscati e tristi. Com'era stanca! Stanca di facce truci, stanca delle chiacchiere, stanca del lutto...
Arrivò di fronte alla tomba di Piton e si chinò a poggiare il piccolo mazzo di fiori accanto al suo busto di marmo. "Ciao, Sev", mormorò piano affinché nessuno potesse udirla. "Mi mancherai molto", aggiunse poi, accarezzando la pietra fredda della lapide ove era inciso il nome del suo amico. Sospirò. Le pareva di avere un sasso nel petto al posto del cuore, e la gola le doleva per le lacrime non ancora versate. Ma si rimise coraggiosamente in piedi e non guardò in faccia nessuno.


Solo una persona riuscì a catturare la sua attenzione.
Dapprima non la riconobbe, perché la pioggia si era fatta sempre più fitta impedendole di vedere bene in lontananza. Ma, dopo aver sbattuto più volte le palpebre, Narcissa fu certa che si trattasse proprio di lei.
Andromeda...

Era sola, a diversi passi dalle altre persone, in piedi davanti ad una fossa aperta nella quale stavano calando una cassa di pino. Se ne stava testa nuda, sotto la pioggia, inconsapevole del freddo e dell'acqua. Le raffiche di vento le soffiavano gelidi e pungenti rivoli bagnati, ma lei non se ne accorgeva.
A Narcissa diede l'impressione di essere totalmente intorpidita dallo sconforto. Che m'importa... si disse, distogliendo lo sguardo. Non siamo più sorelle. Non mi devo preoccupare per lei.
Eppure tornò a guardarla, spinta da un sentimento al quale nemmeno lei sapeva dare un nome. Curiosità, forse. L'ultima volta che aveva visto Andromeda le era sembrata così solare, piena di colore e di gioia. Ora, invece, sembrava un'altra persona. Com'è dimagrita! E... invecchiata...
Improvvisamente, la vide avanzare barcollando verso il profondo pozzo melmoso nel quale era stata calata la bara di sua figlia. Come una donna diventata improvvisamente cieca, Andromeda cercava a tentoni la fragile, silenziosa creatura che costituiva tutta la sua forza, ma le sue mani stringevano soltanto i rivoli argentei della gelida pioggia.
Che sta facendo? Deve avere perso la testa! pensò Narcissa, atterrita. Si voltò a guardare le altre persone presenti, ma nessuno di loro sembrava essersi accorto che Andromeda continuava a camminare verso la fossa. Perchè non fanno qualcosa? Perchè non la fermano? Bisogna fermarla o finirà per cadere là dentro e rompersi l'osso del collo! Ma quelli erano troppo occupati a piangere sui morti per accorgersi dei vivi. Narcissa imprecò tra i denti, e senza pensarci due volte, gettò il suo ombrello che, sospinto dal vento, rotolò sul prato del cimitero, e si mise a correre verso sua sorella.
Riuscì ad afferrarla per i fianchi appena in tempo, prima che mettesse piede nella fossa, e cercò di allontanarla dal pericolo. "Andromeda, non farlo!" le urlò alle spalle, lottando contro i disperati tentativi della donna di divincolarsi dalla sua stretta. "Andromeda, fermati!" gridò ancora Narcissa, e infine riuscì ad avere la meglio. Trascinò sua sorella all'indietro, ed entrambe caddero sul prato fangoso.
Ringhiando, Andromeda si voltò rabbiosamente verso Narcissa. "E tu che vuoi? Chi diamine sei?"
L'altra donna sbarrò gli occhi, sorpresa nello sentirsi sputare contro delle domande simili. Perché Andromeda la stava guardando come se non l'avesse mai vista prima? Ma è naturale. Non ci vediamo da anni... non mi riconosce.
"Sono io", le disse, con voce tremante. "Sono Narcissa".
Andromeda alzò la testa con aria di sfida, lasciando che la pioggia le scorresse sul viso e sul collo. "Ah, la mia cara sorellina!" Le sorrideva con le labbra, ma i suoi occhi scuri traboccavano d'odio. "Che ci fai qui? Sei venuta a ridere sulle tombe dei miei cari?"
"Io... no! Certo che no!" ribatté Narcissa, scandalizzata. "Non sono un simile mostro!"
"Ah, no?" Ancora in ginocchio sul fango, Andromeda fissò sua sorella con furioso rancore. "Tu li disprezzavi! Mio marito era un Nato Babbano, mia figlia una Mezzosangue... sei felice che siano morti, lo so! Meno sangue sporco nel mondo... è questo che direbbero i nostri genitori. E' questo che stai pensando anche tu".
"Non merito questo trattamento!" rispose Narcissa, con altrettanta rabbia. "Non dopo che ti ho salvato la vita..."
"Salvato la vita... E chi ti ha chiesto di farlo? Perchè lo hai fatto?" domandò Andromeda, e Narcissa parve non avere una risposta. Non sapeva per quale motivo era corsa a salvarla... Cos'altro avrei dovuto fare? Lasciare semplicemente che si buttasse nella fossa?
"Io non volevo essere salvata!" stava gridando Andromeda, con la testa china contro l'erba bagnata. "Volevo soltanto riposare. Riposare in pace. Riposare in una tomba. Qualunque tomba, non quella di mia figlia in particolare", disse, parlando più a sé stessa che a sua sorella. "Perchè mi hai fermata? Perchè?" domandò ancora, sollevando lo sguardo su Narcissa. "Ti odio! Ti odio!" gridò, battendo i pugni a terra con tutta la sua disperazione.
"E allora buttati! Non m'interessa! Fai quel che accidenti ti pare... maledetta, stupida ingrata!" replicò Narcissa, alzandosi in piedi. La guardò con disprezzo, scostandosi le ciocche di capelli gocciolanti dal viso e togliendosi i fili d'erba dall'abito. "Buttati nella tua fossa, avanti! Mi sono inzuppata di fango e pioggia per salvarti la pelle, e tutto quello che riesci a dire è che mi odi..."
Andromeda rise amaramente. "Non sei cambiata di una virgola, Narcissa. Vanitosa e snob fino alla fine... più preoccupata della tua perfezione esteriore che del dolore delle persone che ti circondano".
"Ti sbagli. Sono cambiata, invece... e tu non mi conosci affatto". E mentre pronunciava queste parole, realizzò con dolore quanto fossero vere. Lei e Andromeda erano cresciute insieme come due dita d'una mano, eppure non si conoscevano affatto. Andromeda per lei era una perfetta estranea. E Narcissa era una perfetta estranea agli occhi di Andromeda.
"Non sei mai stata molto diversa da Bellatrix", le stava dicendo ora, con un filo di voce.
"Un tempo, forse, ero come lei..." annuì Narcissa. "Ma la guerra mi ha cambiata". Era la prima volta che confessava ad alta voce quella realtà. Era cambiata. Tutte le sue eterne convinzioni si erano modifiche nel corso di quegli ultimi, difficili anni, nei quali aveva dovuto combattere per la sopravvivenza di Draco e Lucius. "Sei libera di non credermi, Andromeda, ma giuro che riesco a capire perfettamente il tuo dolore". Si inginocchiò nuovamente di fronte a lei e le afferrò le braccia inerti. "So cosa stai provando. So quanto può fare male il pensiero di aver perso un figlio..."
"Ma tuo figlio è vivo, è in salute, ed è lì che ti aspetta. La sua vita è piena di promesse... mentre mio marito e mia figlia giacciono immobili, per sempre, in bare di legno". La sua voce si spezzò, l'odio svanì dai suoi occhi sostituito da un'espressione di dilaniante sofferenza. "Tu non puoi capire. Non puoi..." Scoppiò a piangere senza freno, nascondendosi il volto tra le mani. "Dora... Dora..." Singhiozzava ripetutamente quel nome, mentre si chinava sulla spalla di Narcissa.
Lei non fece nulla per allontanarla da sé. Al contrario, le batté delicatamente una mano sulla schiena, un po' impacciata ma col chiaro intento di consolare sua sorella.
"Perchè mi hai lasciata, Dora? Come farò a occuparmi di Teddy da sola? Come?" Il suo pianto non fu abbastanza forte da sovrastare il sordo, macabro tonfo della terra che veniva gettata sul legno della bara... il terribile rumore della tomba che si chiudeva su Ninfadora Tonks. "Avrei dovuto impedirle di andare a combattere. Avrei dovuto fermarla! Ma lei è sempre stata così testarda, così cocciuta, così incurante del pericolo... Ah, Dora! Perchè?" Si aggrappò al corpo di Narcissa come se la sua vita dipendesse da quel suo unico, momentaneo appiglio.
Dopo alcuni minuti di disperato pianto, parve calmarsi leggermente. "Scusami, Cissy..." sussurrò, e Narcissa sentì il proprio cuore perdere un battito udendo Andromeda chiamarla a quel modo. Come quando eravamo bambine.
"Scusami, io... io sto bagnando il tuo bel vestito con le mie lacrime..."
"Non importa", si affrettò a rispondere lei. "Piangi. Piangi pure quanto vuoi".
Continuò a tenerla tra le braccia, mentre la pioggia si affievoliva e un timido raggio di sole illuminava la tomba di Ninfadora Tonks, situata tra la lapide di Theodore Tonks e quella di Remus John Lupin.



 

091. PADRONA DEL MONDO

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91° parte - Padrona del Mondo


Fandom
: Harry Potter
Personaggio principale: Narcissa Black
Prompt:
032. Tramonto
Rating: Verde
Disclaimer: Narcissa Black e tutti i personaggi citati in questa storia appartengono a J.K. Rowling.
Big Damn Table: http://narcissamm.livejournal.com/801.html

 



Lucius aiutò Narcissa a girare l'enorme chiave d'ottone nella serratura arrugginita, e poi si appoggiò con forza sulla porta per aprirla. Quando entrò all'interno della casa, emise un grugnito disgustato.
"E' muffa?" domandò Draco, colpito da una zaffata d'aria stantia.
"Probabile", rispose suo padre, trascinando dentro casa i loro pochi bagagli. "Ci servirà un esercito di elfi domestici per ripulire questo posto".
Narcissa si guardò attorno con ansia. Dall'esterno la casa dei suoi genitori le era sembrata quasi intatta, e invece... ecco carta da parati che si staccava dai muri, piccoli scarafaggi che si aggiravano sul pavimento, intonaci scrostati e mobili malandati!
"Mi riesce difficile credere che tu sia cresciuta in un luogo del genere, madre", mormorò Draco, cominciando a girare con curiosità da una parte all'altra.
"Bèh... non era di certo così sporca e malridotta quando ci vivevo io".
"E poi è così tetra!" continuò a dire il ragazzo. "Pareti nere, federe nere, tende nere... Scommetto che persino Azkaban mi sembrerebbe più accogliente".
A quel commento, Lucius diede al figlio uno scappellotto in testa. "Non scherzare sulla prigione. E ritieniti fortunato di non avere mai conosciuto gli orrori di Azkaban..." La sua voce si spense dolorosamente, e Draco si strinse nelle spalle chiedendo scusa.
L'umore dei tre Malfoy migliorò notevolmente quando si diressero verso lo sfarzoso doppio salotto al secondo piano. Era ancora arredato con raffinati divani, tavoli di legno lucente e colonne abbellite con scintillanti dorature. Narcissa notò il vecchio pianoforte di suo padre situato in un angolo della sala e ricoperto da uno spesso strato di polvere, come quasi tutti gli oggetti presenti. "Non è tanto male, infondo", disse Narcissa, rincuorata.
Draco si lasciò cadere su un divano di broccato, desiderando con tutto il cuore di trovarsi in un qualunque altro posto. "Quando pensate che ci lasceranno tornare a casa nostra? Sono qui da dieci minuti e già mi sembra di soffocare".
"Smettila di lamentarti in continuazione". Lucius girò rapidamente lo sguardo intorno alla sala, valutando il valore dei mobili. "Forse in principio non ameremo questa casa... è talmente diversa dal nostro maniero... ma quando ci saremo abituati e avremo risistemato le stanze..."
"Guardate!" esclamò Narcissa, riemergendo dalle ante di una credenza. Portava tra le mani un gigantesco vassoio d'argento carico di pezzi scintillanti. "Teiera, ciotole, zuccheriera, portalatte... é un intero servizio da tè. Ed é intatto!"
Lucius e Draco non sembrarono condividere il suo stesso entusiasmo, ma lei si sentì comunque traboccante di gioia. Aveva perso molte delle sue belle cose, ma riavere gli oggetti della sua famiglia davanti era qualcosa che la faceva sentire piena di coraggio e pronta per ricominciare. Quando ci saremo procurati delle nuove bacchette ridipingeremo le pareti, lustreremo i vetri delle finestre come specchi e faremo scintillare gli ottoni! Ce la faremo. Senza ombra di dubbio.
"Cos'é quello?"
Narcissa si voltò e vide Draco alzarsi dal divano e avvicinarsi, con sguardo affascinato, ad un imponente arazzo. "Oh, quello é l’albero genealogico dei Black", spiegò a suo figlio.
Lui seguì le linee argentate dei fili che componevano la ragnatela delle sue parentele. "Madre... sei l'ultima Black rimasta", constatò dopo aver passato a rassegna ogni singolo componente della famiglia.
"Così pare", rispose Narcissa con un sospiro. Si fermò un attimo davanti ad uno specchio per lisciarsi i capelli. Sono l'ultima Black rimasta? Non è esattamente la verità... pensò, ma subito dopo si arrabbiò con sé stessa. Non devo considerare Andromeda mia sorella. Lei é una macchia nell'arazzo della nostra famiglia. Non è una Black da tanto... da troppo tempo.
"Sto morendo di fame!" si lamentò Draco, interrompendo il corso dei suoi pensieri. "Vado nel seminterrato. Magari è rimasto qualcosa da mangiare nelle dispense della cucina".
"Io invece vado a vedere in che stato sono le camere da letto", disse Lucius.
Narcissa si affrettò a seguirlo fuori dal salotto. "Più avanti c'è la mia vecchia stanza. Draco potrebbe dormire lì".
Lucius dubitava fortemente che suo figlio avrebbe accettato di stare in una camera così evidentemente femminile: aveva le pareti rosa ed era piena zeppa di bambole di porcellana. Si fermò di colpo davanti ad un ritratto racchiuso in una cornice intagliata. "Ma questa... sei tu?" chiese a Narcissa, e lei annuì.
"Io a cinque anni".
"Che guance paffute!" esclamò lui per farla indispettire. E ci riuscì, perché Narcissa emise uno sbuffo irritato e gli lanciò un'occhiataccia piena di rimprovero. Lucius buttò indietro la testa e scoppiò a ridere di gusto. "Non ti offendere, mia cara. Sono sicuro che, se ti avessi conosciuto quando ancora ero un neonato in fasce, mi sarei comunque infatuato di te". Le mise un braccio intorno alle spalle. "Lo sai che sono sempre stato orgoglioso della tua eleganza e della tua bellezza".
Narcissa tentò una debole resistenza, ma poi si lasciò abbracciare dal marito. "E mi trovi ancora elegante e bella, anche dopo tutto quello che ci è successo? Anche se non possiedo più niente, a parte questa vecchia casa in rovina?"
"Anche adesso", le rispose lui, facendo scorrere le dita tra i suoi folti capelli biondi. Le afferrò dolcemente la testa e si chinò a baciarle le labbra. Lei si sentì debole, e allo stesso tempo forte e viva come non lo era mai stata prima. Quando i loro baci si fecero però troppo insistenti, Lucius si scostò bruscamente da lei. "Che ne dici di andare a cercare la nostra camera da letto?" le propose con voce affannosa e seducente.
Narcissa accettò la sua proposta, ammiccando maliziosa.



La camera da letto di Cygnus e Druella Black era un enorme locale affacciato su un giardino. Aveva un soffitto altissimo e un massiccio letto a baldacchino con quattro aquile di bronzo appollaiate in cima ai pilastri.
Quando Narcissa aprì l'armadio di sua madre si sentì avvolgere dal delicato profumo che esalava dai vestiti appartenuti a Druella. Era la sua fragranza, quella. Narcissa la ricordava bene...
"Oh... siete qui!" esclamò Draco, entrando all'improvviso nella camera. "Non vorrete dormire in questa stanza, vero? C'è un odore di chiuso insopportabile".
"Hai ragione". Lucius aprì le porte della veranda per fare entrare un po' d'aria, e la camera venne investita di colpo da una luce rosso sangue... la luce tenue del sole che, nell'ora più bella del giorno, calava sul mondo.
Narcissa si precipitò fuori, in veranda, per ammirare lo splendido panorama. Una brezza leggera e piacevole le mosse i capelli, così come scuoteva le foglie degli alberi e faceva oscillare gli ammassi leggeri di muschio che pendevano dai tronchi erosi delle querce.
"Non avevo mai apprezzato tanto un tramonto. Mai come ora", pensò ad alta voce, mentre Lucius si metteva al suo fianco. Alla luce soffusa del cielo che avvampava, Narcissa vide il profilo forte di suo marito, la sua espressione tranquilla e fiera, e capì che poteva concedersi di appoggiarsi a lui. Poteva dare un po' di sollievo alla propria stanchezza, perché Lucius era lì a sorreggerla, a prenderla sottobraccio, a carezzarle la schiena con la mano libera.
E anche Draco era lì, accanto a lei, e le stava sorridendo in quel modo tanto speciale che riservava soltanto a lei. Soltanto a sua madre. Ricambiò il suo sorriso, ma deboli, voluttuose lacrime di sfinimento presero a scendere lungo le sue gote.
Era così grata... così grata di quel tramonto che potevano ancora guardare insieme!
Non le importava il fatto che il sole stesse scomparendo all'orizzonte: se fossero rimasti tutti e tre vicini avrebbero ritrovato un po' di calore per superare la fredda notte, prima di affrontare il prossimo difficile giorno della loro nuova esistenza. Le cose andranno meglio, d'ora in poi, si disse Narcissa, e si sentiva davvero pronta a riprendere le redini della sua vita nelle proprie mani. C'erano ancora alcuni timori affollati nel suo cuore ed una inconsapevole ansia per il futuro... Ma Draco e Lucius sarebbero rimasti con lei, ed il loro amore bastava a farla sentire invincibile. La padrona del mondo.
Sì... le cose andranno meglio. Ne sono sicura.